Nella mattina del 13 novembre 2020 il Marocco ha violato il cessate il fuoco lanciando un’aggressione militare e un’operazione contro i civili sahrawi che protestavano pacificamente dal 21 ottobre nella zona di El Guergueret – un lembo di terra largo circa 5 km e facente parte dei territori liberati sotto sovranità del Polisario.

Le forze del Polisario, movimento di liberazione sahrawi, hanno risposto per legittima difesa per salvare i civili che manifestavano e lo stesso giorno il presidente sahrawi ha ufficialmente annunciato la fine dell’impegno per il cessate il fuoco. L’esercito sahrawi ha lanciato attacchi sincronizzati contro diversi obiettivi militari marocchini, fondamentalmente basi e postazioni avanzate lungo il muro militare.

I civili manifestavano per denunciare l’occupazione militare della propria terra da parte del Marocco, la continua violazione dei diritti umani nei territori occupati, lo sfruttamento delle proprie risorse economiche e per chiedere la chiusura del varco illegale realizzato dall’occupante nella zona di El Guergueret.

Dopo quasi trent’anni di resistenza, diplomazia, ricerca di una soluzione pacifica e soprattutto 30 anni di attesa per un referendum di autodeterminazione, i sahrawi si vedono oggi costretti nuovamente a combattere per i propri diritti.

È evidente l’inadempienza della MINURSO, unica missione al mondo a non prevedere la tutela dei diritti umani, e la sua incapacità di attuare delle azioni concrete affinché si trovi una giusta soluzione.

L’ultima colonia d’Africa

Il Sahara Occidentale era una colonia spagnola e ad oggi è ancora da decolonizzare.

Nel 1974 la Spagna decise di organizzare il processo di decolonizzazione del paese e un referendum di autodeterminazione sotto l’egida dell’ONU; contemporaneamente a questa dichiarazione spagnola, il re marocchino Hassan II organizzò la cosiddetta “marcia verde”: una vera e propria invasione del Sahara Occidentale.

Nel frattempo anche la Mauritania iniziò a rivendicare dei diritti storici sul Sahara Occidentale. La Spagna abbandonò il popolo saharawi al suo destino, firmando il 14 novembre 1975 gli accordi tripartiti di Madrid, con Marocco e Mauritania.

Questo accordo sancì il disimpegno della Spagna e la spartizione del Sahara Occidentale: la parte settentrionale andava al Marocco e la parte meridionale alla Mauritania. Con l’occupazione militare
marocchina, iniziò la guerra e con essa l’esodo di buona parte del popolo saharawi che si rifugiò nel deserto algerino, più precisamente nei campi rifugiati di Tindouf, dove ancora oggi vive gran parte della popolazione.

Un muro che divide

Attualmente, il popolo saharawi si trova diviso dal muro più lungo al mondo dopo la muraglia cinese, lungo ben 2720 km. La berma è interamente disseminata da mine antiuomo e continuamente sorvegliata dall’esercito marocchino. Fu costruito negli anni ’80 dal Marocco al fine di isolare e sfruttare le risorse economiche del territorio. Il muro divide la popolazione sahrawi: una parte vive nel territorio occupato dai marocchini (ad ovest del muro), l’altra in esilio nei campi rifugiati, ed una ulteriore parte vive nel territorio liberato dal Fronte Polisario (ad est del muro).

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