Mio Fratello Rincorre i Dinosauri” è uscito nelle sale italiane lo scorso 5 settembre 2019. Il film, tratto dall’omonimo libro di Giacomo Mazzariol, racconta la vita famigliare dello scrittore: il focus principale è sul suo fratello minore affetto da disabilità: la sindrome di Down

Dopo questo cappello introduttivo al film che sarà oggetto del prossimo appuntamento del Popcorn Club, mi piacerebbe trattare con maggiore attenzione il tema della disabilità, in particolare per come viene percepita al livello sociale.

Inizio col parlarvi della mia esperienza con la disabilità, vissuta sulla mia pelle

Un’esperienza che, seppur minore rispetto a tanti altri handicap, a volte mi mette davanti a uno spaccato di società che a livello psicologico pesa, e molto. Mi sono ritrovato in certe situazioni nelle quali le persone, seppur non conoscendomi personalmente, mi hanno riservato degli sguardi velati di  pietismo, addirittura, altre volte facendomi passare per una qualcuno non in grado di intendere e di volere. Questa, secondo me, è un’attitudine tipica dell’essere umano, quella di avere dei preconcetti che fanno poi il loro corso e diventano dei veri e propri stereotipi sulla disabilità. 

Iniziamo con lo sfatare un mito: non tutte le disabilità hanno delle ripercussioni nella sfera intellettiva e quindi esistono persone invalide che sanno esattamente cosa vogliono e non vogliono dalla vita.

Esistono invalidi che hanno una grinta e una voglia matta di vivere, a volte maggiore di una persona normodotata

Aiutare il prossimo, certo, è bello. Non sempre però è l’aiuto e, se pure ce ne fosse il bisogno, sarebbe la persona stessa a richiederlo. Sapete una cosa? Un disabile si rende conto quando un  gesto è mosso dalla compassione o è spontaneo. Basta ergersi come buoni sammaritani e, se proprio volete fare qualcosa, provate a scendere in piazza quando bisogna protestare per le ingiustizie sociali.

E tu, signore che dall’altro capo della strada mi guardi con quegli occhi languidi della serie “poro cocco” con l’affanno di aiutarmi, io ti rispondo gentilmente… ma potresti anche farti un po’ d’affari tuoi, visto che sono in grado di attraversare da solo

Dopo questo mio flusso di coscienza, riavvolgiamo un attimo le mie parole:

ho scritto più volte persona invalida ma, vedete, sarebbe più corretto dire o scrivere  che la persona ha l’invalidità e non che è invalida. L’invalidità è soltanto una parte della persona anche perché una persona è fatta di tante piccole sfumature come il colore della pelle, il credo religioso, il pensiero politico, l’orientamento sessuale e chi più ne ha più ne metta. L’individuo ha anche dei bisogni e questo lo spiega anche lo psicologo statunitense Abraham Maslow con la sua piramide.

 Sì, le persone con l’invalidità hanno dei bisogni fisiologici.

Sì, le persone con l’invalidità hanno bisogno di sicurezza.

Sì, le persone con l’invalidità hanno bisogno di sentirsi appartenenti a qualcosa.

Sì, le persone con l’invalidità hanno bisogno di stima.

Sì, le persone con l’invalidità hanno bisogno di sentirsi auto realizzate.

Quando si parla di una persone con l’invalidità spesso si dimentica che anche loro necessitano di tutte queste componenti per sentirsi degli individui realizzati e con dignità al cospetto di una società che non sembra includerli del tutto.

Ed ora basta pensare che chi abbia una disabilità non possa trovare l’amore, perché non è così!

Ogni persona ha bisogno di amare ed essere amata. Il pensiero comune è “rifiliamo a queste povere persone dei contentini, così le teniamo a bada” Badate: avere l’invalidità non vuol dire avere completamente perso il senno, però, il senno lo ha perso chi crede di dover ricorrere a tali beceri mezzucci.

C’è bisogno che la società capisca che la perfezione è veramente un termine effimero e che nell’imperfezione c’è del perfetto. A proposito di questo pensiero Gucci, una delle più grandi case di moda italiane ha deciso di includere in una delle sue campagne promozionali Ellie Goldstein, una giovane ragazza inglese con la sindrome di Down. Quindi, un grazie di cuore alla casa di moda per aver dato un contributo ed una scossa a una società che molto spesso si ritrova a rincorrere qualcosa di totalmente effimero, ma anche di aver fatto dei passi avanti, visto che molto spesso sono proprio le case di moda a dar vita al luogo comune di perfezione. Insomma non siamo tutti Naomi Campbell.

Per concludere, l’unica invalidità vera che attanaglia la società è la mancanza di intelligenza, non quella del saper fare 2 + 2, ma, quella di saper guardare oltre l’orizzonte. Quella di essere lungimiranti.

Lorenzo Doretto

Non dimenticate l’appuntamento di domani sera con un nuovo “episodio” del “Pop Corn Club” di Univercity Viterbo! Tema della serata sarà proprio Mio Fratello Rincorre i Dinosauri! Volete unirvi a noi? Entrate a far parte del server discord Univercity Viterbo. Il link è sempre disponibile nel linktree in bio del nostro account Instagram (Link).
Vi aspettiamo!

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