È già passata la mezzanotte e sono appena entrato nell’ennesimo giorno di isolamento volontario; non la chiamo quarantena semplicemente perché non lo è, se volessi potrei varcare la soglia di casa ed uscire anche adesso, nessuno me lo impedirebbe, ma che senso avrebbe farlo?

Non solo perché i luoghi di ritrovo siano chiusi ma perché è la situazione che ce lo impone, stare soli oggi per tornare ad essere insieme domani.

Belle parole vero? Però penso che l’isolamento nel quale ci troviamo non sia totalmente un fattore negativo; ad oggi si è registrato un abbassamento delle polvere sottili nell’aria nelle grandi città del Nord, prime tra tutte Milano, le strade sono più pulite e chi deve andare a lavoro non deve aspettare ore imbottigliato nel traffico. Certo questi sono semplicemente gli “effetti collaterali” dello stare a casa, ma poi è veramente così brutto stare seduti sul divano?

Chi esce, nonostante non abbia nulla da fare, ha veramente così paura di stare a casa con la propria famiglia? Pensate a chi come me, studente fuorisede, si trova a migliaia di km di distanza dalla propria famiglia, che non ha voluto rischiare di fare un viaggio che sarebbe potuto variare tra le 5 e le 6 ore (se va bene) durante le quali, nel peggiore degli scenari, potrebbe contrarre il virus e infettare i propri genitori, i propri fratelli e sorelle o ancora i propri nonni.

Stiamo quindi a casa, ma non perché lo dica io o lo dice il Presidente Conte, che a mio avviso ha pensato un po’ tardi alle misure di restrizione per contenere l’espansione del virus, ma facciamolo per buonsenso.

Cogliamo l’occasione, perché secondo me di questo si tratta, per riscoprire noi stessi nell’isolamento, per riscoprire le nostre famiglie e il piacere di stare con loro. Troppo spesso siamo impegnati in migliaia di faccende che ci tengono occupati, impossibilitati a prendere un caffè con nostro padre, a parlare con nostra madre, ad aiutare nostro fratello o nostra sorella con i compiti. Il valore della famiglia, nel secolo dei social, sembra essere sorpassato, antico, vintage e se non fosse stato per il Covid-19 quanti di voi sarebbero mai rimasti in casa così tanto a passare del tempo con quelle persone che ci sono sempre per noi ma che molto, troppo spesso, diamo per scontato?

Ma non tutti hanno questa opportunità, come dicevo, ci sono tanti ragazzi e ragazze che come me si trovano in un certo senso obbligati a restare da soli. Anche questo, però, può essere un momento di crescita, il momento in cui impariamo a conoscerci, in cui possiamo usare del tempo a pensare a noi stessi, a quello che siamo e a quello che vorremmo essere.

È proprio quando non abbiamo nessuno intorno, nessun disturbo, nessuno stimolo che ci distragga che possiamo riflettere, su chi siamo, su chi vorremmo essere e su cosa potremmo fare, una volta che la normalità ritorni a bussare alla nostra porta, per raggiungere gli obiettivi verso i quali vorremmo tendere.

Possiamo considerare il coronavirus come un anticorpo della Terra che sta combattendo le malattie che l’uomo ha portato

dalle più oggettive come l’inquinamento, alle più subdole come l’indifferenza? Forse proprio su questa, l’indifferenza, sta avendo i risultati migliori. Negli ultimi giorni ho visto crescere la solidarietà delle persone, facendomi pensare che forse c’è ancora speranza, che forse potremmo ancora migliorare e rendere quel che rimane del mondo un posto migliore.

Cerchiamo di cogliere sempre il lato positivo dagli eventi e di non deprimerci, che a quello ci pensano già gli esami.

KEEP CALM AND STATTI A CASA!          

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